Mister B. ce l’ha fatta ancora. Come era nelle previsioni il processo SME si è chiuso con un nulla di fatto. Questa volta però non se l’è cavata con la solita prescrizione di rito. Dopo i piani quinquennali che l’ex presidente del consiglio ha varato nella precedente legislatura ora la musica cambia. Sì perché i risultati di quegli anni di governo maturano pienamente soltanto ora che il detentore di ogni possibile conflitto d’interessi si accinge a rimettere piede a palazzo Chigi. Tutti ormai attendono questo flagello da un momento all’altro. Prima o poi ce tocca. A lui però, non tocca mai. Voglio dire saldare i conti con la giustizia. E come potrebbe se la legge l’ha fatta il trasgressore? Votare Berlusconi nell’aprile 2001 è stato un po’ come rinchiudere la banda bassotti nel forziere di

Paperone. Intanto però anche se uno qualsiasi dichiara un falso bilancio, per esempio che so io, dal 1986 al 1989, da qualche tempo in qua non succede mica niente. Il fatto ormai non costituisce più reato. E perché dovrebbe? Le modifiche alle normative sui reati societari ora sono chiare come il sole. Basta con la burocrazia inutile, snelliamo le leggi, sfrondiamo i codici, i commi e tutto il resto! Le modifiche apportate dal governo di centrodestra nel 2002 hanno fatto piazza pulita di quelle leggi inique che minacciavano i cittadini per bene che pagano troppe tasse a questo Stato invadente (invadente salvo quando deve intervenire per salvare la faccia a Formigoni nell’«affaire» Alitalia). La corte europea del resto pilatescamente se ne era lavata le mani nel

2005. Voi l’avete votato e voi dovete subirlo. Il ricorso dei PM non è servito a nulla. Anche il tentativo in extremis della Boccassini di puntare sulla prescrizione. Era di moda qualche anno fa. Oggi non fa più le prime pagine dei giornali. Forse farà un po’ di rumore la possibile condanna di Mister B. nel caso di corruzione che lo vede imputato con l’avvocato inglese David Mills. Se non altro perché potrebbe coincidere con le nuove elezioni che potrebbero tenersi dopo la caduta del governo Prodi. Chissà! Ma il programma del probabile futuro presidente del consiglio non lascia adito a dubbi. Toghe rosse o non toghe rosse nei primi cento giorni un’altra manata sulla giustizia non gliela leva nessuno, e chi potrà più ricordarsi di cos’era il falso in bilancio?
E allora, come in parlamento il giorno della caduta di Prodi, libiamo, libiamo sui lieti calici...libertà, libertà di rimanere impuniti.

Libertà di rimanere impuniti

30 gennaio 2008