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14 gennaio 2008


Le gerarchie ecclesiatiche ci hanno messo quattrocento anni per ammettere che Galileo aveva ragione. Chissà quanti ne dovranno passare ancora prima che un'istituzione laica come l'università, tempio della sapienza, possa camminare con le proprie gambe senza che i teologi intervengano per dire cosa è giusto e cosa non lo è. Tanto più che spesso e volentieri la Chiesa si è dovuta adeguare alla realtà  dei tempi abbandonando l'irrealtà  di giudizi basati su pregiudizi obsoleti. Si prenda ad esempio l'istituzione democratica, nettamente condannata in un tempo non molto lontano da papa Pio IX nell'enciclica Quarta cura e nel ben più famoso Sillabo del 1864. Oggi nessuno si azzarderebbe a parole a ritornare ad una posizione così retriva. Tuttavia i fatti che stanno accadendo in questi ultimi tempi, soprattutto in Italia, lasciano poco sperare per il futuro. Ciò che ci ha mostrato Galileo può ancora essere messo in discussione. Nulla è acquisito per sempre. Lo dimostrano i numerosi attacchi che colpiscono le teorie darwiniane. Anche in Italia, come negli Stati Uniti, c'è qualcuno che vorrebbe non fossero più insegnate nelle scuole. Lo si sarebbe mai detto? Forse fra altri quattrocento anni si arriverà  ad accettare anche questo, forse.
Intanto il 17 gennaio Ratzinger dovrebbe presentarsi all'inaugurazione dell'Anno accademico dell'università La Sapienza
di Roma dedicato alla moratoria sulla pena di morte. E' possibile che in un contesto così ufficiale non si lasci sfuggire l'opportunità  di fare un commento squisitamente politico. La qual cosa è purtroppo sua abitudine. L'intenzione potrebbe essere quella di pubblicizzare ulteriormente l'equiparazione della pena di morte con l'aborto, per la felicità di Pannella e dei radicali che tanto hanno dato per ottenere un risultato storico, per vedersene minacciato un altro.
Ma tra coloro i quali si preoccupano maggiormente di quest'intrusione nel mondo laico della scienza e della conoscenza ci sono gli stessi docenti dell'università  che probabilmente ben ricordano il tenore del discorso pronunciato da Ratzinger a Ratisbona. Sanno di che pasta è fatto, e sanno benissimo che simbolicamente quest'apertura delle porte de La Sapienza
comporta una chiusura nei confronti dell'indipendenza della scienza.
Per questo motivo anche diversi studenti hanno già  deciso di schierarsi a difesa dei principi laici in cui credono e altrettanto simbolicamente aspetteranno l'invasione ai piedi della statua di Minerva, divinità  della sapienza e della discordia.